Aiuti per 17,4 miliardi di dollari per General Motors e Chrysler. E intanto in Giappone anche Toyota tocca con mano la crisi
Ed alla fine l’aiutino è arrivato. Per la precisione si tratta di un pacchetto da 17,4 miliardi di dollari per assicurare a General Motors e Chrysler la sopravvivenza fino al 31 marzo 2009, a condizione che le due case automobilistiche portino a termine una vasta e profonda ristrutturazione che consenta di dimostrare la loro sostenibilità nel lungo termine.
Il Presidente George W. Bush evita dunque in extremis una “bancarotta disordinata” di Detroit ma mette in guardia: se i costruttori non effettueranno “ora scelte difficili per divenire sostenibili e vitali, l’unica altra soluzione sarà la bancarotta”. D’accordo anche il Presidente eletto Obama: “Fate scelte forti”.
Questa dunque la situazione oltreoceano, certamente ben più drammatica rispetto a quella italiana. Ed in Giappone, oltre ai numerosi forfait in campo motoristico, come se la passano?
Toyota Motor potrebbe registrare la sua prima perdita operativa annuale in 71 anni a causa del calo delle vendite e del rafforzamento dello yen. Lo riporta la stampa giapponese secondo cui Toyota sarebbe pronta a tagliare le sue stime di utile per l’esercizio in corso che terminerà il 31 marzo.
Il colosso giapponese dell’auto ha registrato la sua ultima perdita a livello di casa madre, quindi escluse le controllate, nel suo primo anno di vita, nel 1937-1938. La casa automobilistica ha chiuso il primo semestre con un utile di 140 miliardi di yen, pari a 1,6 miliardi di dollari.
[Via | Repubblica, ANSA]
da Simone
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di Rottamare la propria auto via internet?negli Usa adesso è possibile… | BNotizie Magazine il 01/1/70
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dicembre 20th, 2008 at 11:40
Adoro il mondo dell’auto però spesso mi domando che senso ha, soprattutto in un periodo di crisi, continuare a produrre nuovi modelli con costi di produzione altissimi e dove ogni volta bisogna sempre porre rimedio ai cosiddetti “difetti di gioventù” che ogni nuovo modello porta in dote ogni volta. Non è meglio migliorare quello che c’è in produzione e soprattutto abbassare un po’ i prezzi della manuntenzione dei concessionari, così da garantire sicurezza, guadagni per le aziende e ambiente? Invece di costruire sempre da zero, le case costruttrici potrebbero assicurarsi profitti da una “equa manuntenzione” dei loro prodotti già venduti.
dicembre 21st, 2008 at 13:07
Riparare le auto? Io intanto non riesco più a trovare un cane disposto a rimettere in sesto il mio vecchio cinquino del 1975.
Ho rottamato una Tipo di dieci anni che poteva andare avanti per altri dieci anni.
Il mercato è drogato e ci spinge a buttare auto buone per comprarne di nuove. Dice che altrimenti l’economia si ferma. Non fa niente se con l’energia consumata per produrre la mia nuova auto avrei potuto camminare con la vecchia per altri dieci anni.
Quando mi si ruppe l’ultimo televisore stimai che mi sarebbero serviti una ottantina di euro per ripararlo. Ovviamente lo buttai quando per 100 euro me ne tirarono dietro uno nuovo.
In questo modo però l’economia non si ferma.
In compenso i ghiacci polari hanno continuato a sciogliersi tranquillamente e tra non molto è capace che si fermerà il mondo.
Forse qualcuno si accorgerà che qualcosa non quadra solo quando non troveremo più altri alberi da tagliare per farne rulli su cui trasportare l’ultimo mohai.
Si accettano scommesse su quale sarà il nostro ultimo mohai: il ponte sullo stretto? Il corridoio Lisbona-Kiev? O l’oleodotto che attraversa la Turchia portando il petrolio dal Mar Nero al Mediterraneo?
Mah, vedremo se Obama riuscirà a cambiare le carte in tavola basando l’economia su uno sviluppo ecologicamente sostenibile. Solo se ci riuscirà lui sarà inevitabile per noi accodarci. Come tanti pecoroni.
luglio 20th, 2009 at 21:41
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